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Andrea Emiliani - La Certosa di Bologna
DOCUMENTI
Elogio di Angelo Venturoli
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Antonio Bolognini Amorini, Elogio di Angelo Venturoli architetto bolognese, Bologna, Tipografia Nobili, 1827

Rubbiani: omaggio al passato
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Eclettico intellettuale, fondò il Comitato per Bologna Storica e Artistica e l’Aemilia Ars. A lui si deve l’immagine medievale e rinascimentale che ha oggi il centro storico di Bologna.

L’insegnamento delle discipline artistiche a Bologna risale ai Carracci che fondarono prima l’Accademia dei Desiderosi (1582) poi degli Incamminati (1590), dove si disegnava dal nudo e da modelli della statuaria antica, si studiava l’anatomia, oltre a praticare l’architettura e la prospettiva. Dopo il declino della scuola carraccesca, vi furono numerosi tentativi per ricostruire a Bologna l’insegnamento artistico.

Nel 1706, un gruppo di pittori capeggiati da Giampietro Canotti, riunitosi a Palazzo Fava, istituì un’Accademia che, col sostegno generale pontificio Luigi Ferdinando Marsili, fu aggregata all’Istituto delle Scienze (1710).
Riconosciuto lo statuto dal Papa Clemente XI nel 1711, l’Accademia fu denominata Clementina e trovò sede a Palazzo Poggi. Composta da quaranta maestri, tra cui Carlo Ciniani e Donato Creti, nel 1717 si unì come docente lo scenografo Ferdinando Galli Bibiena e, Successivamente, Giuseppe Galli Bibiena, (1721), Francesco Galli Bibiena (1727); nel corso del Settecento fecero parte dell’Accademia Clementina altri celebri artisti come Vittorio Bigari, Ercole Lelli, Angelo Venturoli, Gaetano Gandolfi e Francesco Rosaspina.

Gli studenti erano istruiti nella pittura, nella scultura e nella architettura; per incentivare lo studio furono previsti alcuni premi (Marsili-Aldrovandi, Fiori e Curlandesi) da assegnare ai giovani più meritevoli.

Con l’occupazione napoleonica l’Accademia Clementina fu soppressa, ma nel settembre 1802 fu fondata L’Accademia Nazionale di Belle Arti di Bologna. L’Accademia cambiò allora sede, trasferendosi nell’ex Collegio Gesuitico dove oggi si trova, in via delle Belle Arti, secondo un piano urbanistico che prevedeva la concentrazione degli studi superiori in un’unica zona della città. Le discipline insegnate vennero accresciute (Architettura, Pittura, Scultura, Prospettiva, Ornato, elementi di Figura, Incisone e Anatomia, oltre alla scuola del nudo). In questi anni si istituirono nuovi premi, pur mantenendo i premi Curlandesi: premi di prima Classe per gli artisi, Premi di seconda Classe per gli studenti delle scuole e furono previste delle “pensioni artistiche” a Roma. Ogni anno con la distribuzione dei premi, si allestiva un esposizione pubblica delle opere degli studenti vincitori, oltre che di artisti, professori, dilettanti e amatori, un momento che costituiva un evento importante per la vita artistica bolognese. Per l’attività didattica dell’accademia, a vantaggio degli studiosi e a decoro della città, la scuola fu dotata di una raccolta di quadri. Nel 1815 con il ritorno del governo pontificio, la struttura didattica della scuola, denominata Accademia Pontificia di Belle Arti, rimase invariata.

Soltanto dopo l’unità d’Italia (1860) l’organizzazione degli studi fu innovata divedendo l’insegnamento in “Elementare” (disegno d’Ornato, Disegno di Figura, Disegno d’Architettura e prospettiva e Studio preparatorio alla Scultura) e “superiore” (Pittura, Scultura, Architettura, Ornato, Decorazione, Prospettiva, Scenografia, Paesaggio e Incisione), affiancati da “Scuole Sussidiarie” (Disegno dei Gessi, Nudo, Anatomia pittorica e Storia dell’arte). Con questa riforma gli studenti delle classi superiori dell’accademia furono equiparati a quelli dell’università.

Nel 1877 una nuova Legge suddivise l’insegnamento artistico in Preparatorio (un anno), Comune ( tre anni) e Speciale (due anni, ad eccezione della scuola d’Architettura della durata di quattro anni). Il vecchio ordinamento didattico (ancora attivo) si deve al regio decreto del 1923 che individuò nelle accademie il livello superiore di studi nel campo delle arti visive e assegnò l’insegnamento dell’Architettura all’università.

L’attuale riforma che sta riorganizzando tutto il sistema accademico si deve alla Legge n. 508/99.

Nel primo Novecento i più importanti “maestri” dell’Accademia di Belle Arti di Bologna sono stati Nino Bertocchi, Edoardo Collamarini, Ercole Drei, Virgilio Guidi, Giorgio Morandi,Gualtiero Pontoni, Giovanni Romagnoli. Nel secondo Novecento si distinguono Lea Colliva, Luciano De Vita, Quinto Germandi, Pompilio Mandelli, Manaresi Paolo, Umberto Mastroianni, Antonio Natalini, Ilario Rossi .

Testi curati dall'Accademia di Belle Arti di Bologna

 

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