Filopanti Quirico

Filopanti Quirico

1812 - 1894

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Quirico Filopanti - Il professore dell'infinito

You tube: Mostra "Il professore dell'infinito. Quirico Filopanti a 200 anni dalla nascita" a Bologna.

DOCUMENTI
Quirico Filopanti - Società Operaia
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Discorso inaugurale di Quirico Filopanti, presidente della Società Operaia di Bologna, pronunciato nell'adunanza generale del 10 gennaio 1864

Filopanti - Sibaud
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Il Piccol Reno - Foglio settimanale, estratto 9 e 16 agosto 1845, tipografia di S. Tommaso d'Aquino. Carteggio tra Marcellino Sibaud e Quirico Filopanti.

Amico del Popolo (L')
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L'Amico del Popolo, Giornale dell'Emilia per la democrazia italiana; anno 1 n. 263, 21 novembre 1867. Bologna, Tipografia degli Agrofili italiani.

Piccol Reno (Il)
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Il Piccol Reno - Foglio settimanale. 1845-1846. Tipografia San Tommaso D'Aquino, Bologna. Repertorio dei testi sulla Certosa di Bologna e di Quirico Filopanti. Trascrizioni a cura di Lorena Barchetti.

Informazioni

Giuseppe Barilli, definito da Giosue Carducci "l’uomo che rimane tra i più popolari e leggendari dei grandi anni 1848 e 1849” e da Giuseppe Garibaldi "il professore dell'infinito" è da tutti conosciuto con il suo pseudonimo di Quirico Filopanti, e nasce a Budrio nel 1812 da una famiglia di umili origini. Ottenuta la laurea grazie al sostegno della comunità budriese, si distingue per le sue capacità fisico-matematiche e nel contempo scrive testi di carattere politico quali il Discorso sull'incivilimento. Ottenuta la cattedra di idraulica e meccanica all'Università di Bologna, se ne allontana quasi subito per partecipare ai moti del '48 e alla Repubblica Romana, trascinando con sé molti dei suoi allievi. Dopo il successivo esilio rientra a Bologna e, nel 1866, abbandona nuovamente la cattedra per partecipare alle battaglie per l'Unificazione. Il rientro nella città di adozione lo vede al fianco di Carducci e nel 1876 viene eletto deputato, collocandosi nell'estrema sinistra, tra i repubblicani.

Per lunghi anni Filopanti si rivolge alla classe operaia, al fine di operare costantemente il proprio miglioramento, per accrescere la propria istruzione e la propria cultura, strumenti indispensabili per il formarsi di una coscienza civile e politica.

E' l'inventore di un tempo unico universale e di un’ora ufficiale valida per l’intero globo: nel 1858, nel libro Miranda! A book on wonders. Hitherto unheeded, propone di usare un meridiano zero come riferimento e di dividere la Terra in ventiquattro fusi orari. Il mondo fu lento a capire il valore della sua proposta, nonostante l’evidente praticità. L’International Meridian Conference nel 1884 fece conoscere lo Standard time, i fusi americani, a tutto il mondo. L’ora americana si diffuse rapidamente alle altre nazioni, ma solo pochi ricordarono chi l’aveva proposta per primo. In Italia il sistema dei fusi orari viene adottato il 10 agosto 1893.

Muore a Bologna nel 1894. Nella piazza di Budrio si trova il grande monumento in bronzo a lui dedicato, opera di Tullo Golfarelli.

Ampi approfondimenti biografici sono disponibili nel documento Quirico Filopanti - Il professore dell'infinito


Su Filopanti le cronache riportano anche un curioso fatto avvenuto all'interno della Certosa di Bologna. Così ricordano A. testoni, e O. Trebbi in “Aneddoti bolognesi”, Formiggini editore, Roma, 1929: "Mentre seguiva i suoi studi sui fuochi fatui, che dovevano meritargli la nomina a membro dell'Accademia delle Scienze di Bologna, Quirico Filopanti usava andare, durante le notti d'estate, al Cimitero della Certosa con un canapo in cima al quale aveva fermato un batuffolo di stoppa per esperimentare se le intermittenti fiammelle appiccassero fuoco. Una notte, mentre egli aggiravasi attento per i claustri deserti, il dimostratore del cimitero, Marcellino Sibaud, curioso tipo di glottologo, ed archeologo sui generis, volle fargli una burla, ed accesa una piccola lanterna cominciò a muoversi in diverse direzioni. Appena scorse la fiammella vagante, il buon Filopanti si diede ad inseguirla, ma il Sibaud correndo anch'egli per lo stesso verso gl'impedì sempre di avvicinarla e perciò quella strana corsa, fra le tombe bianche e silenziose, durò per qualche tempo, finché il Sibaud stanco del gioco si diresse ad un tratto verso l'ingenuo scienziato, ed alzata la lanterna all'altezza del suo viso, lo salutò con una sonora risata."

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