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L'economia bolognese dall'unità alla grande crisi agraria - 1859 | 1880

Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Celebrazione del centenario della Cassa di Risparmio di Bologna

Istituto Luce - You Tube: Celebrazione del centenario della Cassa di Risparmio di Bologna, 1938

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La società Operaia e il Mutualismo

1860 - La società Operaia e il Mutualismo. Intervista a Fiorenza Tarozzi. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Il Piano regolatore

1888/89, il Piano Regolatore di Bologna. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Bologna post unitaria

Quadro socio politico della Bologna post unitaria nel periodo 1859-1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

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Il panorama amministrativo bolognese

Il panorama amministrativo bolognese e il ruolo della stampa - 1859 | 1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

DOCUMENTI
Merletti Punto Bologna
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Merletti: Punto Bologna. Eseguiti nella scuola della signorina marchesa Camilla Beccadelli Grimaldi in Bologna.

Quirico Filopanti - Società Operaia
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Discorso inaugurale di Quirico Filopanti, presidente della Società Operaia di Bologna, pronunciato nell'adunanza generale del 10 gennaio 1864

Emporio economico (L')
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Autunno - inverno, 1907-1908. Bologna, via Belle Arti 33. Catalogo di moda e abbigliamento.

Musei dell’Industria di Bologna
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Scoprire i Musei che illustrano l’evoluzione delle tecnologie meccaniche ed elettroniche. Una sintesi della storia attraverso il lavoro ed il sapere di generazioni.

Industrie Bolognesi
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Delle principali industrie del Bolognesi - Delle fonderie ed officine meccaniche. Di Federico Amici, in 'Enciclopedia Contemporanea', Fano, 1856.

Acque nascoste a Bologna
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Alla scoperta del complesso reticolo di circa 60 km di vie d’acqua di Bologna, soltanto in parte visibile.

Rubbiani: omaggio al passato
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Eclettico intellettuale, fondò il Comitato per Bologna Storica e Artistica e l’Aemilia Ars. A lui si deve l’immagine medievale e rinascimentale che ha oggi il centro storico di Bologna.

Itinerario Marconiano a Bologna e dintorni
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I luoghi legati allo scienziato bolognese Guglielmo Marconi, inventore delle comunicazioni wireless nel 1895 e premio Nobel per la Fisica nel 1909.

BIBLIOGRAFIA
Bologna dall’età napoleonica al primo Novecento
Cavazza G.
2005 Bologna Bononia University Press
Democrazia e sviluppo industriale in Emilia – Romagna
Preti A.
1984 Imola University Press Bologna
L’economia
Zamagni V.
1986 Roma-Bari Laterza
Primi decenni dopo l’Unità
Berselli A.
1980 Imola University Press Bologna
Prodotto a Bologna. Una identità industriale con cinque secoli di storia
Campigotto A., Curti R., Grandi M., Guenzi A. (a cura di)
2000 Bologna Edizioni Renografica
Sviluppo economico e proletariato agricolo di massa nelle campagne emiliane
Evangelisti V.
1980 Imola University Press Bologna

All’indomani dell’annessione al Regno sabaudo, sancita dal plebiscito dell’11 e 12 marzo 1860, la città di Bologna si trova a dover affrontare le conseguenze della politica economica condotta dallo Stato pontificio, caratterizzata da elevate tariffe doganali, difficoltà di trasporti, scarsa circolazione di capitali. Pur mantenendo il primato economico e industriale sulle altre città emiliane, Bologna è rimasta esclusa dal rapido processo di industrializzazione che ha coinvolto l’Europa e le città dell’Italia settentrionale; il traino dell’economia bolognese è e rimane l’agricoltura, attorno alla quale ruotano l’artigianato, il commercio, il credito e le poche industrie scampate alla concorrenza nazionale ed estera.
L’unificazione accompagna il processo di crescita dell’agricoltura, già in atto da diversi decenni, e, sino alla crisi agraria degli anni Ottanta, la produzione di frumento, granturco, riso, canapa e foraggi aumenta costantemente; parallelamente la produzione manifatturiera sconta l’apertura del mercato e la politica liberista nel nuovo Stato unitario e si vede costretta nel migliore dei casi a rinunciare alle fasi più avanzate di lavorazione, se non ad interrompere l’attività, come dimostra il caso della tessitura serica, schiacciata dalla concorrenza lombarda (l’unica industria tessile di una certa importanza rimane il canapificio della Canonica fondato nel 1851). Se molti piccoli produttori, impoveriti, vendono la propria forza-lavoro, i detentori di capitali ripiegano in sicuri investimenti fondiari o nei titoli della rendita; il settore industriale appare largamente subordinato all’economia agraria e all’alleanza tra proprietà terriera e capitalismo affarista, mentre l’Inchiesta agraria e industriale condotta da Stefano Jacini tra il 1877 e il 1874 denota la quasi totale assenza di un’ideologia industrialista, cui si aggiunge la mancanza di una cultura specifica che riguardi le leggi della produzione e del mercato.
La misura del protezionismo granario, introdotta nel 1887 a seguito della crisi agraria che travolge l’intera Europa, modifica sostanzialmente le linee di sviluppo dell’economia agricola regionale favorendo la penetrazione del capitalismo. Gli unici beneficiari della nuova politica commerciale sono tuttavia i grandi proprietari e affittuari agricoli, mentre le piccole aziende contadine vedono ostacolato ogni processo di specializzazione colturale, unica possibilità di trovare uno spazio autonomo nel mercato. Ma a pagare le maggiori conseguenze delle nuove tariffe protettive è il proletariato agricolo, formato da ex coloni e piccoli proprietari terrieri costretti alla condizione di lavoratori salariati: la disoccupazione periodica si abbatte sul bracciantato e coloro che non scelgono la via dell’emigrazione subiscono un progressivo deprezzamento sul mercato del lavoro, condizione da cui prenderanno il via le prime forme di cooperativismo e i grandi scioperi nei primi anni del Novecento. Il capitalismo agrario si rafforza grazie all’eccesso di manodopera su cui può contare e continua a svolgere la sua funzione di incentivo allo sviluppo di industrie di trasformazione intese come appendici dell’economia agraria.
Il salto di qualità avviene con l’Esposizione del 1888, in cui Bologna si propone come centro produttivo di importanza nazionale: a questo periodo risale l’espansione dell’industria alimentare (nei rami molitorio, caseario, brillatura del riso, carni insaccate) accompagnata da sensibili progressi tecnico-produttivi; l’impianto della produzione saccarifera, l’introduzione e la diffusione di piante industriali, come la barbabietola da zucchero e il pomodoro, segnano l’inizio dello sviluppo autonomo che caratterizzerà la fase ciclica espansiva dell’industria emiliana, sostenuta dalla penetrazione di capitali extraregionali. Nel settore meccanico si rafforzano le aziende già presenti sul territorio (Calzoni, Barbieri, De Morsier) che orientano la produzione verso impianti idroelettrici, turbine idrauliche, pompe e compressori per la refrigerazione; la famiglia Maccaferri dal 1879 è impegnata nella costruzione di gabbie di ferro per argini e catene per edifici pericolanti, mentre qualche anno dopo la ditta Zamboni & Troncon realizza le prime macchine per la fabbricazione di paste alimentari (in primo luogo del tortellino, uno fra i più rinomati prodotti bolognesi).
Accanto al settore meccanico, il ramo alimentare costituisce una delle realtà più importanti del panorama economico cittadino: dal 1796 infatti opera a Bologna la ditta Majani, nota a livello nazionale per la produzione di cioccolata solida, mentre pochi anni dopo prende avvio la produzione dei liquori Buton; la grande tradizione della mortadella, portata avanti, tra gli altri, dai “salsamentari” Fratelli Zappoli e Medardo Bassi, trova nel metodo di inscatolamento di Alessandro Forni la strada per una più massiccia esportazione, favorita dallo sviluppo delle comunicazioni ferroviarie; nella produzione farmaceutica dal 1901 predomina la Gazzoni con la Pasticca del Re Sole e l’Idrolitina. A differenza del settore meccanico, che fino alla fine del secolo non sarà in grado di reggere il confronto con la produzione europea, l’industria alimentare, soprattutto nel ramo salsamentario, è attivamente presente alle Esposizioni nazionali e universali.
Nel corso degli anni Bologna si dota delle infrastrutture che vanno diffondendosi sul territorio nazionale e nel 1889 viene varato il primo piano regolatore che intende dare alla città un aspetto urbanistico rispondente alle nuove esigenze. A differenza di molti comuni della provincia che passano rapidamente all’illuminazione pubblica attraverso l’elettricità, a Bologna l’elettrificazione dell’illuminazione cittadina viene completata solo dopo la prima guerra mondiale; nel 1900 vengono municipalizzate la produzione e la diffusione del gas.
Nonostante questi significativi sviluppi, il quadro economico bolognese continua ad essere caratterizzato dal predominio del settore agricolo; l’industria emiliana mostra tutti i limiti della sua crescita, principalmente negli anni critici che seguono al 1910: l’alta percentuale di lavoratori saltuari, gli stabilimenti tecnologicamente arretrati, il mancato rinnovamento degli istituti di credito nei confronti delle nuove esigenze industriali incidono negativamente sulla crescita dei nuovi settori, non ancora in grado di modificare in maniera sensibile la vita economica del territorio. Bologna, alla vigilia della prima guerra mondiale, non è ancora entrata nella fase di decollo industriale.

Mara Casale

Soon after the entering in the savoyard Kingdom, (decided/ratified) by the plebiscite of March 11 and 12, 1860, the city of Bologna finds herself to cope with the consequences of the economic policy carried out by the Papal States, characterised by high customs duties, difficulty of transport, (rare circulating capital). Though holding the economic and industrial (record) of the Emilian cities, Bologna has been excluded by the rapid industrialization process that involved Europe and the cities of Northern Italy; what carries out Bologna’s economy has been and still is agriculture, that keeps (turning around) itself handicraft, commerce, (banks) and a few industries that avoided the national and abroad competition.
The unification accompanies the agricultural growth process, already existing from several decades, and, till the agricultural crisis of the Eighties, the production of wheat, corn, rice, hemp and forages constantly increases; at the same time, the manufacturing production suffers from the market opening and the liberist policy in the newly unified State and is forced, in its best moments, to renounce to the most advanced phases of working, even to interrupt its activity, as it is shown by the case of silk weaving, beaten by the Lombard competition (the solely somewhat important textile factory still is the Canonica hemp mill founded in 1851). If a lot of (small) producers, (after having become poor), sell their own workers, the capitals’ owners rely on safe investments of funds or on income titles; the industrial sector seems widely subordinated to the agricultural economy and to the alliance between land owners and speculator capitalists, while the agricultural and industrial Inquiry carried out by Stefano Jacini between 1877 and 1874 remarks the almost totally absent industrialist ideology; in addition, we have the lack of a specific culture regarding production and market rules.
The wheat protectionism measure, introduced in 1887 as a consequence of the agricultural crisis which involves the whole of Europe, generally modifies the development lines of the regional agricultural economy by supporting the capitalism penetration; yet the only beneficiaries of the new commercial policy are the big owners and land renters, while the small peasantry factories find obstacles along the cultivation specialization process, the only one possibility to find a self-sufficient space in the market. But who paid the worst consequences of the new protectionist fares is the agricultural proletariat, made up of ex-farmers and (small) land owners forced to live as (wage-earning) workers: the periodical unemployment mainly concerns farm-workers and those who don’t opt for the way of emigration go through a progressive depreciation in the job market, this a condition on which will be based the first kinds of co-operativism and the big strikes of the first years of the Twentieth century. The agricultural capitalism gets stronger and stronger thanks to the excess of working men it can count on and it continues to play its role of stimulating the development of transformation factories, meant to be agricultural economy’s (appendixes).
(It’s during the Exposition of 1888, when Bologna shows itself as a productive center of national importance, that the improvements take place): what dates back to this period is the expansion of (alimentary industry) (in the molinary, dairy, rice hulling, sausages branches) accompanied by a substantial technical and productive progress; the sacchariferous production system, the introduction and diffusion of industrial plants, like sugar beet and tomato, mark the beginning of an independent development that will feature the cyclic phase of expansion of Emilian industry, supported by the penetration of extraregional capitals. In the mechanical sector, the factories already existing on the territory (Calzoni, Barbieri, De Morsier) get stronger by orientating their production to hydroelectric plants, hydraulic turbines, pumps and compressors for cooling; the Maccaferri family, since 1879, is engaged in the construction of iron cages for embankments and chains for tottering buildings, while, a few years after, the Zamboni & Troncon firm creates the first machines for pasta manufacturing (above all, the “tortellino”, one of the most famous Bolognese products). Besides the mechanical sector, the alimentary branch represents one of the most important realities in Bologna’s economic landscape: since 1796, in fact, the Majani firm works in Bologna, known at national level for the production of (solid) chocolate; the proud tradition of “mortadella”, carried out by the “salsamentari” Fratelli Zappoli and Medardo Bassi, finds in Alessandro Forni’s conservation method the way to a bigger exportation, sustained by the development of railway communications; in the pharmaceutical production since 1901 the Gazzoni firm has been prevailing, due to the Pasticca del Re Sole and Idrolitina.
During the years, Bologna obtains some infrastructures that spread over the national territory and in 1889 the first town-planning scheme is launched, it is meant to give the city an urbanistic setting responding to the new necessities. Unlike several (communes/boroughs) in the province soon directing themselves to public illumination through electricity, at Bologna the electrification of city illumination is completed only after the first world war; in 1900, gas production and diffusion are (municipalized).
Despite these remarkable developments, the Bolognese economic setting is still characterised by the predominance of the agricultural sector; the Emilian industry shows all the limits of its growth, mainly in the critical years following 1910: the high percentage of irregular workers, the technologically backward factories, the missing renewal of the credit institutes towards the new industrial necessities negatively influence the new sectors’growth, not yet able to substantially modify the economic life of this territory. Bologna, in the period before the first world war, hasn’t entered the phase of industrial take-off yet.

 

Opere

Persone

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Hanno partecipato

Altro

Pini Enrico

Pini Enrico

Praduro e Sasso (oggi Sasso Marconi, BO), 19 Luglio 1928

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