Recinto Monache - Recinto Cappuccini - Sala Ellittica

Recinto Monache - Recinto Cappuccini - Sala Ellittica

Scheda

Il recinto Monache e Cappuccini è un’area ad est del Chiostro Terzo, composta da quattro stanze unite da in loggiato con volta a crociera e rimane la testimonianza più significativa dell’antica struttura a celle della Certosa, anche se completamente svuotate per l’uso cimiteriale. Per un certo periodo vi furono collocati avanzi funerari provenienti dai cimiteri urbani dismessi, come viene ricordato anche da Lord Byron. Provenendo dalla Sala Ellittica si collocano i sepolcri dedicati alle Monache del Corpus Domini, delle Carmelitane Scalze, delle suore Salesiane e delle monache Agostiniane e Domenicane. Altre tre stanze, qui collocate, sono invece destinate ad ospitare le spoglie dei sacerdoti.
Il recinto dei Capuccini consiste in un chiostrino con loggiato su tre lati e colonnette toscane di pietra; al di sotto del portico troviamo un seminterrato con arcate a sesto ribassato, sopra pilastri e volte a crociera. All’interno si conservano poche ma significative opere neoclassiche: il monumento a Giuseppe Vogli di Giacomo De Maria (Sala Seconda, 1813), quello dedicato a Francesco Arrighi di Alessandro Franceschi (Sala Seconda, 1821), infine la Dolente per Camillo Gamberini di Innocenzo Giungi (Recinto Cappuccini, 1834 ca.).

Dopo il 1801 alcune celle monastiche vennero riutilizzate per esporre alcuni teschi, tutti identificati con un cartellino. Questa peculiarità colpì molti viaggiatori stranieri e tra i più celebri vi fu Lord Byron che riporta come nel 1819 il Custode gliene mostrasse uno: ...sono ito al bel cimitero di Bologna, fuori dalle mura, ove ho trovato oltre alla magnificenza del luogo, un originale di custode che mi ha ricordato il becchino di “Amleto”. Costui ha una collezione di Crani di Cappuccini che portano ciascuno il proprio nome scritto sulla fronte e prendendone uno mi disse: “Questo fu frate Desiderio Berò che morì di quarant'anni... uno dei miei più cari amici. Io ne domandai la testa ai suoi confratelli ed essi me la diedero”. La posi allora nella calce, e quindi la feci bollire. Eccola coi suoi denti ottimamente conservati. Egli fu il più arguto compagnone ch’io mai conoscessi.” 

Successivamente questi spazi furono riutilizzati per collocare tombe e monumenti.


Sara Benuzzi

Ottobre 2012

Bibliografia: Descrizione dei monumenti sepolcrali del cimitero comunale di Bologna: serie prima, Tip. di Antonio Chierici, Bologna, 1873; A. Raule, La Certosa di Bologna, Bologna, Nanni, 1961; G. Pesci (a cura di) La Certosa di Bologna. Immortalità della Memoria, Bologna, Editrice Compositori, 1999; C. Rocchetta, C. Zaniboni, La Certosa di Bologna. Guida, Bologna, Editrice Compositori, 2001; R. Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, Bologna, Tipografia Moderna, 2009.

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