La Scuola Popolare di S. Petronio Vecchio

La Scuola Popolare di S. Petronio Vecchio

1904 | 1922

Scheda

Dopo la promulgazione della legge 1904, Bologna ebbe le sue quinte e seste, maschili e femminili, costituenti il cosidetto corso popolare. Si cominciò collo staccare queste classi dalle altre quattro del corso primario, e coll’affermare genericamente che l’insegnamento della quinta e sesta classe doveva avere un indirizzo pratico: troppo poco, per poter dire d’aver dato vita a una scuola nuova. Poi venne la circolare, invero pregevole, di Luigi Rava, Ministro dell’Istruzione, del 1907; la quale mirava a promuovere una scuola popolare differenziata da luogo a luogo, secondo vari tipi, tipo industriale, tipo commerciale, tipo agricolo ecc. E allora sorse la questione degli insegnamenti facoltativi, come quelli che soli potevano, aggiunti all’insegnamento obbligatorio, differenziare i vari tipi di scuola popolare. I maestri corressero con notevole plasticità la loro impreparazione specifica per alcuni di tali insegnamenti facoltativi, frequentando corsi speciali di igiene del lavoro, di merceologia, di lingue straniere, di disegno; più difficilmente trionfarono a poco a poco della loro istintiva riluttanza ad ammettere che ad impartire gli insegnamenti facoltativi di carattere non teorico ma tecnico, entrassero nella scuola, accanto al maestro, i tecnici del lavoro, sforniti di titoli di abilitazione all’insegnamento.

In questa condizione di cose il Comune di Bologna credette di poter dar vita a un corso popolare di tipo industriale creando accanto all’Istituto Aldini Valeriani, scuola industriale di secondo grado, una scuola industriale, di arti e mestieri cioè di primo grado, secondo le disposizioni del Decreto Nitti 1913 sull’Istruzione Industriale. Si ebbe così un esperimento appena iniziale di scuola di arti e mestieri di primo grado, annessa all’Istituto Aldini Valeriani, con delle prime e seconde classi affidate a maestri del Comune: e gli alunni ebbero, insieme all’insegnamento teorico affidato ai maestri, gli insegnamenti non facoltativi ma integrativi di disegno, e soprattutto di tecnologia, e di officina. Senonchè, dipendendo le scuole industriali dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, e le scuole elementari e popolari dal Ministero dell’Istruzione, si creò di necessità una strana situazione giuridico-professionale per i maestri del Comune insegnanti in tale scuola, e in quanto si riferiva alla valutazione della loro opera di insegnanti alla vigilanza dell’Autorità scolastica governativa su tale scuola: e solamente dopo pratiche laboriose, dirette a risolvere il groviglio dei dissensi fra autorità comunale e autorità governativa, fra Ministero di Agricoltura e Ministero dell’ Istruzione, il Comune risolse la questione creando nei locali di Via San Petronio Vecchio una scuola popolare a tipo professionale, che rimase scuola popolare in quanto si riferisce all’insegnamento obbligatorio delle quinte e delle seste classi, ma per tutti gli insegnamenti facoltativi si modellò sul tipo della scuola professionale di primo grado. La dimostrazione del proposito del Comune di modellare la sua scuola popolare – professionale sul tipo della scuola industriale di primo grado, si ebbe subito fra l’altro coll’istituzione della settima classe. Il corso diventava così triennale, com’è triennale la scuola di primo grado. Il Comune non attese il progetto Berenini di riforma della scuola popolare, che vorrebbe la scuola popolare triennale: lo precorse. E in ossequio tuttavia alle leggi scolastiche, stabilì per gli alunni delle seste classi l’esame a fin d’anno di licenza elementare: per gli alunni di settima stabilì una licenza della scuola professionale. E poiché una favorevole occasione gli si presentò, aggregò alla scuola la sezione tipografi costituendo la scuola tipografica.

La Scuola - Classi e programmi
Attualmente le classi sono otto, con una media di 35 alunni per classe: tre quinte, due seste, una settima, per il corso professionale; una quinta e una sesta per la sezione tipografi. I programmi d’insegnamento per le quinte e seste sono quelli governativi per le scuole popolari a tipo comune: per la settima, il programma è quello della terza classe della scuola di primo grado. Gli insegnanti delle quinte e delle seste sono maestri comunali: la settima non ha un titolare proprio, ma i due insegnamenti culturali di italiano e di aritmetica sono impartiti, per incarico integrativo, da due maestri della stessa scuola. E’ chiaro che l’interpretazione dei programmi vien fatta dai maestri con riferimento al tipo speciale di scuola: più teorica, e direi quasi artistica, nella scuola tipografica, più pratica e direi quasi tecnico-empirica, nella scuola professionale.

L’orario
La distribuzione delle ore settimanali d’insegnamento può essere riassunta così:

Scuola professionale

Classi quinte: Cultura ore 16; Disegno ore 10; Plastica ore 4; Officina ore 8; Canto e ginnastica ore 2;
Classi seste: Cultura ore 15; Disegno ore 12; Plastica ore 4; Officina ore 14; Canto e ginnastica ore 2; Tecnologia, 1
Classe settima: Cultura ore 16; Disegno ore 8; Plastica ore 4; Officina ore 14; Canto e ginnastica ore 2.

Scuola tipografica

Classi quinte: Cultura ore 13; Disegno ore 6; Tipografia ore 5; Canto e ginnastica ore 2
Classi seste: Cultura ore 14; Disegno ore 6; Tipografia ore 5; Canto e ginnastica ore 2

La Scuola di disegno
Nella scuola popolare professionale è data particolare importanza al Disegno, considerato non tanto dal punto di vista artistico, quanto come sussidio e complemento alle altre materie professionali. Il disegno di ornato, consiste nello schizzare a mano libera contorni di foglie e di fiori, da modelli o dal vero, istrumenti di lavoro ed oggetti, debitamente quotati e in scala, abitua l’occhio alle proporzioni e la mano al tracciamento sobrio delle linee, e dà all’alunno facilità di rappresentare graficamente lavori ideati o veduti. Col disegno geometrico l’alunno si addestra a tracciare a mano libera e cogli istrumenti, linee e forme geometriche, le cui applicazioni gli serviranno a modellare lavori e ad ornare parti di essi, con motivi semplici ed eleganti. Si danno agli alunni nozioni elementari di architettura, non già allo scopo che esse possano un giorno servirgli a creare, ma soprattutto perché l’alunno, abituandosi a chiamare gli elementi architettonici con esattezza di termini, possa all’occorrenza leggere e capire i disegni fatti da altri.

Un facile corso teorico-pratico di disegno di proiezioni completa i diversi rami dell’insegnamento del disegno, conducendo gli alunni ad eseguire, o riprodurre con esattezza e su diversi piani, disegni di oggetti di forma geometrica, sezioni, sviluppi. Un ramo a sé della scuola di disegno è costituito dalla scuola di disegno professionale. In essa l’alunno comincia a rappresentare prima con lo schizzo, poi con gli istrumenti, qualche oggetto o qualche arnese dei più comunemente usati nel laboratorio. Così egli acquista il concetto dei diversi piani di proiezione e delle convenzioni usate per rappresentare i diversi oggetti nel disegno. Poi passa a rappresentare, sia interi che sezionati, veri organi di macchina, come supporti, mensole, giunti per trasmissione, ecc., schizzati dai pezzi esistenti nell’officina. Impara quindi a tracciare alcuni profili più usati per le ruote dentate, nonché i primi elementi della rappresentazione grafica dei movimenti e della velocità; dimodochè, proseguendo gli studi, e dedicandosi al lavoro, potrà da un disegno farsi un concetto della macchina rappresentata, e da un organo di macchina rilevane il disegno che la rappresenti.

La scuola di plastica

Lo scopo della scuola di plastica è il modellaggio in terra-creta di pezzi che dovranno poi essere fusi o costruiti in legno o in metallo nei laboratori. Nel primo anno l’insegnamento si limita alla formazione dei solidi geometrici, e di facili oggetti, e ciò per educare l’occhio e addestrare la mano. Nel secondo anno si passa alla copia di modelli di gesso riproducenti istrumenti di lavoro, modellature architettoniche, e si abituano i giovani alla riproduzione esatto di oggetti veduti. Nel terzo anno poi, gli alunni costruiscono e gettano in scagliola oggetti inerenti al mestiere, foglie e fiori presi dal vero, apprendendo il metodo per formare.

La scuola di officina

Ecco l’alunno che ha davanti a sé non più il banco scolastico con lo scranno, ma un banco da falegname, corredato di morsetto e di carretto, se nella sezione modellatori, e un banco con la morsa in ferro, se nella sezione aggiustatori. Non più quindi la penna e la matita deve maneggiare, ma la pialla, la sega, la raspa, la lima; non più sulla carta, dunque, ma sul legno e sul ferro dovrà, per dir così, tradurre il suo pensiero. Nel primo anno, imparato a conoscere coi nomi tecnici i diversi congegni e i ferri del mestiere, incomincerà anche ad usarli, imparando a fare, su disegno dato con misure, una tavoletta in legno dolce, piallata in larghezza, spessore, e analoghe testate in perfetto squadro; e una tavoletta in dimensioni più piccole ma in legno duro, con i piani, squadra e testata eseguiti con la raspa. Nel secondo anno il programma si estende. L’alunno che deve già aver acquistato il senso della misura, può già tradurre sul pezzo di legno che gli viene presentato, e, dall’incastro a maschio, arrivare a mettere insieme un pezzo a due, a tre, a più maschi. Imparando poi ad unire i pezzi coll’incastro a coda di rondine e ad angolo, acquista le cognizioni necessarie per costruire una cassetta, una cornice, ecc. Inoltre, usando il solo pialletto, dà forma ai solidi geometrici; dal prisma alla piramide a diverse basi. Tutto questo nella sezione modellatori.

Nella sezione aggiustatori le costruzioni dei solidi vengono eseguite con la raspa e con la lima; e dal prisma a base quadrata , l’alunno arriva attraverso alla costruzione del prisma esagonale, ottagonale, ecc. a costruire il cilindro. Oltre a questo il giovane impara a tracciare e ad eseguire su tavolette, preparate alla raspa, le molteplici forme degli utensili più comuni in meccanica, come: chiavarda, gancio semplice, e relativi anello e bullone. Nel terzo ed ultimo corso, l’alunno della sezione modellatori impara a modellare qualche pezzo di macchina, ad esempio: un supporto semplice, una mensolina, una biella, con inerente scatola d’anima e di portata. Negli aggiustatori invece, l’alunno passa dal legno al ferro, e arriva a trarre dall’oggetto forgiato: uno squadro semplice, uno squadro a cappello e qualche incastro. Impara poi il calcolo e il montaggio delle ruote dentate per la costruzione di viti al tornio.

La scuola di tipografia

La scuola per apprendisti tipografi ha lo scopo di avviare i giovani del corso popolare alla professione tipografica. Il ciclo dell’apprendistato si svolge in un periodo di tre anni. Nel primo anno si ha campo di studiare se il giovanetto ha le attitudini che si richiedono perché possa esercitare la professione. La conoscenza della cassa tipografica, per studi sulle interlinee, sui margini, sui filetti e su altro materiale, sono quelli che servono di sondaggio; alcuni semplici esercizi di composizione eseguiti con speciali fregetti decorativi servono a mettere in evidenza se la fantasia degli scolari ha speciali disposizioni di buon gusto. Nel secondo anno si intensifica l’insegnamento della scomposizione dei caratteri di testo e di fantasia, e di altri lavori eseguiti dagli allievi del corso serale, e si dà maggior risalto all’esecuzione dei lavoretti coi fregi decorativi, prima con schizzi fatti dall’insegnante, poi creati dagli stessi alunni. Ne nascono, in questo caso, il più delle volte, abbozzi informi; ma spesso qualche alunno riesce a formare disposizioni graziose e simpatiche. Nel terzo anno, la scomposizione deve essere accelerata, e perciò occorre nel ragazzo maggiore discernimento, affinchè essa riesca esalta e non ne nascano refusi, tanto deplorati da tipografi e da …autori. L’alunno deve apprendere il cosidetto conteggio tipografico, e conoscere a fondo l'unità di misura della tipografia, in tutte le sue varie attribuzioni. Non manca nel corso dei tre anni l’insegnamento teorico di nozioni tecniche, di regola pratiche utili e necessarie a conoscersi, perché sono il fondamento di una buona cultura per un abile operaio. L’insegnamento viene impartito per turno a piccole squadre composte di non più di sette od otto alunni. L’orario delle lezioni è formato in modo che ogni allievo è tenuto a frequentare la scuola tipografica cinque ore la settimana, quando cioè è libero dalle lezioni di cultura generale e dal disegno tipografico.

Conclusione

Chiudo così questo cenno sulla scuola popolare-professionale di Via San Petronio Vecchio, pur ammettendo che molte altre cose – come la scuola di canto, particolarmente pregevole – meriterebbe uno speciale rilievo. Al lettore si affacceranno forse alcuni dubbi. Potrà pensare taluno che la scuola, così ordinata, sia superiore alla capacità intellettuale media di ragazzi dai 10 ai 15 anni, o che quanto meno, essa esiga dagli alunni un indiscutibile sforzo, intellettuale e fisico. Altri invece, rilevando che per essere ammesso alla classe superiore l’alunno deve avere conseguito l’idoneità in tutte le materie culturali e in tutte le materie integrative, e che solo eccezionalmente si concede a un giovane, non promosso in tutto, di ripetere l’anno, può osservare che in realtà ogni anno si opera una selezione nell’elemento frequentante , allontanando dalla scuola professionale gli alunni che non hanno attitudini al lavoro, o buona volontà. Osservo che la scuola dev’essere giudicata nel suo insieme e soprattutto nel suo funzionamento. Una savia distribuzione degli orari per le classi tempera subito, ad esempio, l’oppressione di un orario settimanale di quaranta e più ore. Alle materie culturali collocate prevalentemente al mattino, seguono la scuola di disegno, la scuola di plastica e quella di officina; e tali scuole non sono un giuoco, sono però ben lontane dal rappresentare un tormento. L'alunno passa naturalmente, senza sforzo, dalla scuola di cultura a quella di plastica, o d'officina o di disegno; lascia la penna per prendere la stecca, la matita per la lima…. E dappertutto esercita la sua attenzione, al punto che l’attenzione diventa in lui un abito mentale. Non ho alcun timore di errare dicendo che questo abito di attenzione è una formazione caratteristica di questo tipo singolare di scuola.

Vero è che, anno per anno, fra gli alunni viene ad essere automaticamente, per forza di cose, operata una selezione, specialmente per opera delle materie professionali. Ma si rifletta che il disegno – la materia centrale per la preparazione al lavoro operaio – e l’officina, e la scuola tipografica, hanno delle esigenze categoriche circa le attitudini degli studenti, non può contestare che simile selezione non sia una necessità didattica per gli insegnanti e ad un tempo un saggio provvedimento anche per gli stessi alunni mancanti di speciali tendenze al lavoro. Piuttosto è augurabile che genitori ed alunni si convincano che le scuole d’ arti e mestieri, non solo non sono più facili, ma sono più difficili delle altre scuole secondarie a loro corrispondenti e a tipo puramente culturale; e che quindi tali scuole devono essere frequentate da giovani d’ intelligenza sveglia e soprattutto di buona volontà.

Prof. Francesco Bonatto

Testo tratto dalla rivista "Il Comune di Bologna" - ottobre 1919. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti

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Mirtide Gavelli, Il sistema scolastico a Bologna | 1900-1918.