I primi giorni di guerra: le direttive del generale Cadorna alle armate

I primi giorni di guerra: le direttive del generale Cadorna alle armate

Militare 21 Agosto 1914 - 24 maggio 1915

Scheda

Il 21 agosto 1914 il generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano, inviò ai comandanti delle armate una Memoria riassuntiva circa una eventuale azione offensiva verso la Monarchia Austro Ungarica durante l’attuale conflagrazione europea, in cui si stabilivano i compiti delle armate nel periodo della mobilitazione e della radunata.
In primo luogo si indicava che il territorio del Friuli Venezia Giulia (la fronte Giulia) era quello dove svolgere il massimo sforzo offensivo, mentre il Trentino diveniva un fronte secondario, subordinato all'efficienza della linea difensiva austriaca e alla necessità di non disperdere le forze su più obiettivi.
L’unico settore ritenuto adatto a radunare forze sufficienti per una improvvisa irruzione con buone probabilità di successo era il Friuli, con la sua pianura solcata da strade e ferrovie. Questa scelta determinò lo svolgersi delle operazioni e gli obiettivi delle 4 armate italiane: la 1° e la 4° con compiti parzialmente difensivi, decisamente offensivi per la 2° e 3°.
La Memoria riassuntiva stabiliva che primissimo obiettivo da raggiungere fosse la linea dell’Isonzo, impossessandosi del Kolovrat e del Coglio, per sistemarsi su tali territori a difesa attendendo la reazione del nemico; se le forze non fossero risultate sufficienti a continuare l’azione offensiva, si doveva attendere l’arrivo del grosso delle due armate per continuare poi l’avanzata sino alla linea della Sava, da dove quattro itinerari erano possibili per arrivare alla Drava tra Marburg e Klagenfurt.
A guerra mondiale appena scoppiata, non era ancora ipotizzabile che ben presto il fronte si sarebbe arenato davanti a trincee e reticolati. Quella indicata da Cadorna nella direttiva del 21 agosto 1914 era una guerra di movimento, che in pochi mesi avrebbe dovuto portare a combattere su linee comunicanti l’esercito italiano e serbo, con obiettivi comuni in Ungheria (già invasa dalla Russia) e Austria. La Memoria riassuntiva venne completata dall’ufficio studi del Comando Supremo con particolareggiate disposizioni per i singoli comandanti delle armate nella Direttiva del 1 settembre 1914.
Trascorsi sette mesi dall’ultima direttiva Cadorna, preso atto dell’andamento generale della guerra in corso, decise di apportare alcune modifiche: il 1° aprile 1915 redasse le Varianti alle direttive del 1° settembre. La principale modifica riguardava la radunata dell’esercito, da effettuarsi in fasi successive per dare la possibilità alle armate di attaccare gli obiettivi con le forze a disposizione senza attendere l’arrivo del grosso delle truppe; in pratica veniva privilegiata l’azione offensiva per sorprendere l’avversario più che per pararne la minaccia.
A preoccupare Cadorna era la constatazione che le difese passive della moderna guerra mondiale avevano la meglio contro gli attacchi delle fanterie, a scapito della manovra: era iniziata la guerra di trincea, con grave logoramento delle risorse che le nazioni potevano mettere a disposizione degli eserciti belligeranti. Inoltre i lavori difensivi eseguiti dall’Austria lungo la displuviale degli altipiani carsici rendevano possibile la paralisi delle operazioni di invasione messe in campo dall’esercito italiano, nel caso le stesse non avessero avuto carattere di irruzione violenta e di sorpresa con le sole forze al momento disponibili. Nella direttiva del 1° aprile 1915 erano stabilite modifiche anche al tipo di operazioni delle armate: la 1° assumeva contegno prettamente difensivo e la 4° doveva aprirsi un varco verso il Tirolo.
Un’altra preoccupazione per Cadorna era costituita dall’Esercito austriaco già mobilitato e operativo: utilizzando l’ottima rete ferroviaria, forze consistenti avrebbero potuto essere dirette contro l’Italia in brevissimo tempo.
Secondo l’ufficio studi strategici del nostro Comando Supremo era possibile che in alcuni punti del fronte le forze nemiche fossero in un primo tempo superiori alle truppe italiane; il piano di irruzione contro l’Austria fu aggiornato in modo da prevedere che, dove il fronte si stabilizzava, a tergo della prima linea venissero ammassate forze consistenti per arginare sfondamenti nemici. In particolare il piano difensivo italiano prevedeva che la 2° armata opponesse strenua resistenza sulla linea monte Stol – Matajur – monte Madlesena – Cividale – Campoformido; la 3° armata doveva disporsi da Campoformido al mare; la linea di massima difesa delle truppe in zona Carnia era monte Peralba – monte Crostis – Paularo – Salinchiel – Zuc del Boon, Val Dogna, Raccolana e Resia, saldandosi con la 2° armata al Matajur.
Il generale Cadorna ritenne con le disposizioni date ai vari comandanti delle armate, aggiornate al 1° aprile 1915, di aver completato il quadro delle operazioni da effettuarsi nei primi giorni dell'ormai attesa entrata in guerra, ma nel maggio 1915 accaddero fatti che attenuarono l’efficacia del predisposto dispositivo italiano: il primo fu la denuncia del trattato di alleanza con Austria e Germania fatta dal governo italiano il 4 maggio 1915, che mise sull’avviso l’Austria circa le reali intenzioni italiane; il secondo le dimissioni del Governo Salandra che tolsero ogni dubbio su quanto si andava preparando. A seguito di questi eventi, l’Austria trasportò duecentomila soldati dal fronte serbo e una armata da quello russo verso la frontiera italiana.
Il 23 maggio 1915 l’Italia, fedele al patto firmato a Londra il 26 aprile, dichiarava la guerra all’Austria – Ungheria. Le prime operazioni intraprese dal nostro esercito il giorno 24 ricalcarono quanto espresso nelle direttive di Cadorna e raggruppamenti di truppe operarono sin dalle prime ore oltre la vecchia frontiera: era iniziato fra mille difficoltà il primo sbalzo offensivo che doveva darci il totale possesso della riva destra dell’Isonzo da Plezzo a Monfalcone.
Paolo Antolini

Bibliografia: Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa: 24 maggio 1915 - 9 novembre 1917, Milano, Treves, 1921

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