I treni armati costieri

I treni armati costieri

1915 | 1918

Al momento dell'entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria si presentò per il vice Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Capo di Stato maggiore della Regia Marina, il problema di come proteggere le coste italiane dagli attacchi nemici portati con navi di superficie.

Il mare Adriatico sulla sponda occidentale italiana si presenta con spiagge sabbiose e fondali senza insidie di scogli, conformazione ben diversa da quella frastagliata, con fiordi anche profondi, isole e porti della sponda orientale. Thaon di Revel già al momento del suo insediamento nel 1913, iniziò il rafforzamento dei porti di Venezia, Taranto e Brindisi, che divennero le basi principali della flotta italiana. Sempre durante il periodo della neutralità venne occupata Valona, trasformata in un porto sicuro per motosiluranti e naviglio leggero.
Nei primi giorni di guerra però la Marina Austro-ungarica bombardò numerose città costiere, tra cui Rimini, Senigallia, Ortona e altre cittadine fino al Gargano. La stessa Ancona subì un pesante bombardamento sebbene per via diplomatica lo stato maggiore Austriaco fosse stato avvertito che la città era indifesa.

Da parte italiana fu concepita allora l’idea di utilizzare a scopo difensivo la linea ferroviaria costiera, attrezzando treni armati di cannoni in funzione di batterie mobili. Furono trasformati 121 vagoni ferroviari, la maggior parte con cannoni navali e artiglieria contraerea; si attrezzarono vagoni porta munizioni, officine mobili per le riparazioni, vagoni con mense e cuccette per il riposo del personale: in pratica su un treno armato i marinai vivevano come su una nave.

Il treno armato si componeva di due convogli: uno per il combattimento e uno per la logistica. Ogni convoglio aveva una locomotiva in testa e una in coda, il personale era fornito dalla Marina, tranne il personale di macchina, proveniente dal Genio Ferrovieri. Fu costituita la Direzione Centrale Treni Armati con sede a Ancona, dipendente direttamente dal Comando della Marina di Venezia. Inizialmente entrarono in attività 10 treni armati: ad ognuno di essi erano assegnati circa 60 km di binari da presidiare. Tale tratta poteva essere coperta in 50 minuti. Il treno sostava generalmente a metà tratta, in modo da poter intervenire contro eventuali attacchi in meno di mezz’ora. Lungo la linea vennero anche predisposti punti telefonici per mantenere il contatto con la sede di Ancona.

Per procedere ad una migliore difesa, la Marina pose in opera oltre un centinaio di chilometri di nuove linee ferroviarie che a fine guerra furono cedute allo Stato Italiano.

Paolo Antolini

Bibliografia: Lucio Martino, La Grande Guerra in Adriatico, Città di Castello, Il Cerchio srl 2014.

Eventi