La reazione italiana allo scoppio del conflitto

La reazione italiana allo scoppio del conflitto

Luglio 1914

La crisi venutasi a creare in seguito all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este non lasciò indifferente l'Italia, che seguì gli eventi successivi con molto interesse. 

Il 23 luglio l'Austria inviava alla Serbia l'ultimatum e il 25 luglio la Serbia rispondeva accettandone una parte, ritenuta però insufficiente. Il 26 luglio il governo britannico indisse una conferenza a Londra tra quattro potenze (Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania) per cercare di trovare una soluzione "diplomatica", o quantomeno di limitare le possibilità di un'eventuale conflagrazione.
La proposta non ottenne i risultati sperati, soprattutto per la poca collaborazione della Germania che, nonostante rimanesse in contatto con le altre potenze, era pronta ad adempiere ai suoi doveri di alleata dell'Austria-Ungheria che, il 28 luglio, dichiarava formalmente guerra alla Serbia.
In Italia l'idea corrente era che tale conflitto sarebbe rimasto circoscritto e che non sarebbe seguita "una più grande guerra". Tuttavia ci si poneva il problema su quale sarebbe stata la posizione dell'Italia nel caso in cui il conflitto si fosse allargato: già negli articoli comparsi sulla stampa del 29 luglio si faceva chiaro riferimento al fatto che fosse opportuno per il Paese seguire la sua politica tradizionale, valutare realisticamente le forze in gioco e gli interessi nazionali, senza concentrarsisu obblighi contratti e "lealtà".
Tutti questi temi furono ribaditi all'indomani del 2 agosto: l'Italia, sempre in stretto contatto con il governo londinese, non avrebbe preso parte ad una guerra se non di carattere difensivo, secondo la lettera e lo spirito della Triplice, e si definirono le linee della dichiarazione di neutralità dell'Italia.

Raffaella Dicuonzo