Le carenze dell’esercito italiano allo scoppio della prima guerra mondiale secondo il generale Cadorna

Le carenze dell’esercito italiano allo scoppio della prima guerra mondiale secondo il generale Cadorna

Luglio 1914 - maggio 1915

Scheda

Luglio 1914 – i piani di radunata in vista della entrata in guerra.

L’esercito italiano del 1861 aveva le sue fondamenta nel vecchio esercito sardo, da cui traeva la severa disciplina racchiusa nel motto “un ufficiale ha sempre ragione, specialmente quando ha torto”. Dopo l’unificazione d’Italia, le prime campagne cui venne chiamato il nuovo esercito furono la Terza guerra d’Indipendenza del 1866 e le guerre coloniali. Nel periodo di relativa pace, almeno interna, di quell'ultimo scorscio di secolo, i governi italiani non ritennero prioritario rinnovare dotazioni e materiali militari, secondo l'idea di Benedetto Cairoli, che in Parlamento definì quelle militari “spese improduttive”.
Questa disattenzione verso l’esercito creò malcontento tra i quadri ufficiali; per il trattamento economico non soddisfacente, quindi non appetibile, i giovani brillanti preferivano orientarsi verso la ricerca di un impiego o verso le industrie manifatturiere, in espansione in seguito allo sviluppo della domanda interna e dei commerci tra le nazioni. Anche la questione dell’avanzamento di grado tra gli ufficiali era motivo di malcontento, perché non erano le qualità del singolo ufficiale a fare la differenza, ma l'anzianità di servizio; inoltre, all’avanzamento corrispondeva uno stipendio maggiore e la promozione era anche l’unico modo per un militare di carriera di raggiungere una pensione decorosa all’atto del collocamento a riposo.
Nel luglio 1914 i quadri dell’Esercito italiano in tempo di pace erano adeguati nei gradi inferiori – ufficiali di complemento – ma invecchiati e con scarsa preparazione alle nuove metodologie della moderna guerra che si stava preparando, nei quadri superiori.
La guerra del 1911-1912 contro la Turchia fu un salasso per le casse dell’Esercito. Il 30 marzo 1914, l’ufficio del Capo di Stato maggiore (generale Alberto Pollio) aveva stilato un documento nel quale si elencavano le carenze dell’Esercito in fatto di organici, mezzi e materiali vari e stimato che per sopperirvi fossero necessari circa 615 milioni di lire, cifra improponibile per le casse dello Stato italiano.
Quando Luigi Cadorna subentrò al generale Pollio, morto improvvisamente nel luglio 1914, la situazione non era per niente migliorata e lo scoppio della guerra mondiale obbligò il nuovo Capo di Stato Maggiore a segnalarle nuovamente, affinché il governo ne prendesse finalmente atto. Secondo Cadorna, in caso di mobilitazione generale mancavano almeno tredicimila ufficiali, da affiancare ai ventiseimila in servizio; scarsi erano pure i sottufficiali, nervo di collegamento con la truppa.
La mancata istruzione delle reclute di terza categoria obbligava al richiamo di ben 13 classi di leva per reperire gli organici di soldati da inviare in prima linea, con un aggravio di tempi tutto a favore del nemico; la milizia mobile, prevista nell’ordinamento dell’Esercito, non era neppure stata costituita; l'artiglieria da fortezza non era in numero sufficiente per armare tutte le opere terminate e dichiarate operative; in caso di mobilitazione generale solo alcuni Corpi d’armata avevano aggiornato la lista dei quadrupedi da precettare; dei 36 reggimenti di artiglieria da campagna previsti sulla carta, 5 non erano ancora costituiti e 5 erano in fase di completamento; delle 86 batterie di cannoni da 75mm modello 1911 – Deport – di cui era prevista l’entrata in servizio già nel 1913, solo 12 erano costituite nel 1914; per le batterie da montagna non era stato ancora previsto il materiale, mentre i reggimenti pesanti campali avevano gli obici ma non i cannoni. Per il tipo di guerra che si andava delineando, era grave anche la situazione delle sezioni di mitragliatrici: la dotazione sulla carta era di una sezione di mitragliatrici per battaglione di fanteria dell’Esercito permanente, una per ogni Reggimento di milizia mobile e per ciascun Reggimento di cavalleria, e due avrebbero dovuto essere pure le sezioni per ogni battaglione alpino; in realtà in caso di mobilitazione si poteva contare solo su 150 sezioni di mitragliatrici per tutto l’Esercito.
Anche l’istruzione militare era carente per la scarsità di poligoni e campi di addestramento, che rendeva difficoltoso il richiamo per istruzione di soldati già congedati.
Quando Cadorna assunse la carica di Capo di Stato Maggiore, oltre a quanto brevemente qui esposto, trovò che tutti gli studi per il caso di guerra con l’Austria erano difensivi, in conseguenza della presa d’atto che da sola l’Italia non poteva muovere guerra ad un nemico così superiore. Come conseguenza di questo pensiero, le carte geografiche del territorio austriaco erano vecchie e di scala molto grande, e non ne esistevano di particolareggiate.
Il nuovo ufficio del capo dell’Esercito si concentrò quindi su più obiettivi: migliorare le condizioni dell’armamento, i trasporti ferroviari e stradali, il grado di istruzione della truppa e ringiovanire i quadri ufficiali.
Le difficoltà che Cadorna incontrò nel concretare piani offensivi contro l’Austria furono essenzialmente legate al particolare tipo di terreno su cui nel 1914 passava la frontiera: si andava dalle Alpi al mare Adriatico, passando per altipiani, gruppi montuosi e pianure attraversate da fiumi, in una situazione in cui la conoscenza del terreno determinava anche il numero di soldati, proiettili, materiali e quant’altro servisse per superare l’ostacolo dietro cui si nascondeva il nemico.
Tra il luglio 1914 e il maggio 1915, grazie a stanziamenti del governo, si riuscì a migliorare l’armamento dell’Esercito, mentre scarso fu il lavoro per raddoppiare i binari ferroviari e la rete stradale, come aveva richiesto Cadorna. Mancavano collegamenti ferroviari dedicati alle tradotte militari e nelle stazioni di confine era inadeguato il numero di binari per la sosta dei treni in arrivo e partenza. Questo fu uno dei motivi che spinse Cadorna negli ultimi mesi di neutralità ad elaborare un piano di attacco all’Austria basato sull'irruzione oltre confine dell’Esercito permanente, assieme a corpi come Carabinieri, Guardie di Finanza, Guardie di confine, senza attendere la radunata per mobilitazione generale che avrebbe causato un ritardo di oltre un mese nell’inizio delle operazioni dalla dichiarazione di guerra.
Questo ed altri motivi portarono a privilegiare come zona di irruzione la pianura friulana, per raggiungere in breve tempo Trieste e Lubiana con l’aiuto degli alleati Russia e Serbia.
Cadorna non sottovalutò neppure la minaccia del saliente trentino: secondo gli studi strategici eseguiti dal nostro esercito, l’Austria per attaccare lungo le valli che sbucano nella pianura veneta aveva bisogno di ammassare un gran numero di battaglioni e materiale utilizzando solo la ferrovia ad un binario proveniente dal Brennero e quella della Val Pusteria, mentre al contrario l’esercito italiano poteva contare su una superiore rete ferroviaria e stradale tra Friuli e Veneto, tale da muovere reggimenti in numero sufficiente a parare la minaccia. Ed è quello che avvenne nel maggio del 1916 quando l’Austria lanciò la Strafexpedition sull’Altipiano d’Asiago.
Il progetto definitivo di radunata dell’esercito italiano venne licenziato in agosto del 1914.
Esso prevedeva:
1° armata sulla fronte Tridentina, dal passo dello Stelvio alla Val Cismon, coi corpi d’armata III° - V° rinforzato dalla 15° divisione dell’VIII° corpo.
2° armata da Montemaggiore a Gorizia lungo la sponda destra dell’Isonzo, coi corpi IV° - II° - VI°.
3° armata da Gorizia al mare Adriatico, coi corpi X° - XI° - VII°.
4° armata in Cadore, col IX° corpo a sinistra nella valle del Cordevole, il I° corpo tra Boite e alto Piave.
XII° corpo d’armata in Carnia, forte di 16 battaglioni alpini.

In conclusione, delle 35 divisioni di cui si componeva l’Esercito italiano, 14 si sarebbero dovute schierare lungo i 500 km compresi tra lo Stelvio e la Carnia; altre 14 avrebbero dovuto gravitare sulla fronte principale d’attacco, ovvero i circa 100 km della fronte lungo l’Isonzo, mentre 7 divisioni sarebbero rimaste di riserva tra il lago di Garda e Bassano.

Paolo Antolini

Bibliografia: Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa : 24 maggio 1915-9 novembre 1917, Milano, Treves, 1921; Ministero della difesa, Stato maggiore dell'esercito, Ufficio storico, L'esercito italiano nella grande guerra, 1915-1918, Roma, Ufficio Storico SME, 1927-1980

Leggi tutto

Organizzazioni

Persone

Altro