Granaglione, (BO)

Granaglione, (BO)

1943 | 1945

Scheda

Granaglione comune d'alta montagna all'estrema periferia della provincia bolognese. Uno dei primi agitatori di progetti nuovi fu il boscaiolo Francesco Sabatini che, arricchito culturalmente da intense letture compiute durante e dopo il servizio militare e dall'esperienza acquisita nei lunghi periodi di lavoro in Svizzera e poi, nello stabilimento militare di Campo Tizzoro, propagandò fra i lavoratori granaglionesi le regole elementari dell'orario di lavoro, del salario e dei diritti e, per questo, dopo il 1917, fu soprannominato "Lenin".

Nelle elezioni amministrative dell'ottobre 1920, per la prima volta, i socialisti conseguirono la maggioranza nel Consiglio comunale, che elesse a sindaco Bartolomeo Marconi. Le attività dei fascisti locali, che fra l'altro perseguitarono "Lenin" e tentarono più volte di bastonarlo, determinarono difficoltà all'amministrazione eletta che fu sciolta con la nomina di un Commissario prefettizio. Dopo il periodo commissariale succedettero le elezioni "false", alle quali parteciparono solo liste fasciste e che aprirono la strada ai Podestà. Sabatini fu ancora più bersagliato perché, il 6 aprile 1924, giorno dedicato alle elezioni politiche generali, annullò la propria scheda disegnando un serpente con la testa di Mussolini. Durante gli anni del regime fascista, Bonfiglio Reni (n. nel 1917 a Granaglione), falegname, fu deferito al Tribunale Speciale che lo condannò a 4 anni di carcere e 2 di vigilanza (Aula IV) e Giovanni Borgognoni (classe 1866), bracciante, fu assegnato a tre anni di confino di polizia per offese al capo dello stato e ai militi fascisti (Confinati e Dizionario).
Dopo che in Spagna, dal luglio 1936 scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco contro il legittimo governo, Attilio Agostini partecipò nelle file della XIVa Brigata Internazionale in difesa di quella repubblica, rimase ferito in combattimento e, rientrato in Francia, militò nei "Francs Tireurs Partisans" nella lotta contro gli occupanti tedeschi (Spagna).
Il fascismo e la monarchia, che nel giugno 1940 avevano portata l'Italia in guerra al fianco dei nazisti, un anno dopo magnificavano ancora la vittoria. Mentre la conflagrazione si allargava e si aggravava e diveniva sempre più dolorosa per gli italiani, continuava un atteggiamento guerresco. Così, il 15 agosto 1941, il principe Umberto di Savoia già comandante del Gruppo Armate dell'Ovest, che, nel giugno 1940, aveva "pugnalato alla schiena" la Francia e fallita la battaglia delle Alpi (EAR) - giunse a Granaglione e, in località Capanne, assistette a manovre militari che si svolsero tra le scoscese montagne circostanti, ritenute, già secoli addietro, "luogo munito e di osservazione" dai longobardi. Nel secondo e nel terzo anno di guerra la situazione peggiorò ancora. Dal volume Il mondo di Granaglione, rileviamo alcune notizie sulla situazione causata dalle restrizioni alimentari, dalle leggi razziali, dai bombardamenti, nell'anno fra il luglio 1942 e l'agosto 1943: "10 luglio 1942, Annotazione di un Diario granaglionese: "Cominciato a patir la fame". Ottobre 1942, Si deve denunciare in Comune anche il raccolto delle castagne. Crescono gli sfollati: ex granaglionesi, conoscenti di famiglie locali. 14 dicembre 1942. Giunge una famiglia di cinque ebrei e viene nascosta in canonica. Agosto 1943. A rendere un po' meno disagiata la situazione alimentare si ha un abbondante raccolto del grano, che viene battuto a mano sulle piazzette (Navona, Poggiolo, Chiesa) coi "corgiali" (due legni collegati da una corda; uno si tiene in mano e con l'altro si battono i mannelli sul lastricato), come si faceva nei tempi antichi".
Durante i "quarantacinque giorni" del governo del gen. Badoglio, il 3 settembre 1943, il maresciallo maggiore comandante int. la tenenza di Vergato segnalò che nella frazione di Molino del Pallone era stato trovato un volantino edito dal "Partito dei comunisti libertari", forse della città di Firenze, nel quale, fra l'altro, si rivendicavano: "Abolizione della Monarchia, responsabile prima del ventennio di servaggio fascista, ed instaurazione di una repubblica del Popolo Italiano. Stipulazione di un sollecito armistizio e di una pace onorevole che tronchi un conflitto che nessuna deliberazione popolare ha mai sanzionato. Piena restaurazione dei principi di libertà... Giusta ed inesorabile condanna di ogni crimine fascista... Diritto di tutti al lavoro e all'egualitaria ripartizione delle ricchezze; conseguente abolizione di ogni classe sociale... Uguaglianza civile e politica della donna... Diritto pieno ed assoluto di ognuno alla libertà individuale, di culto, di organizzazione. Stampa e propaganda, solide salvaguardie contro ogni forma di dittatura".
Dopo l'annuncio dell'armistizio, in loco seguì un'esplosione di gioia col suono di "doppi". Nei giorni successivi numerosi soldati italiani che avevano abbandonate le caserme e vari prigionieri inglesi fuggiti dai campi di concentramento del Nord Italia passarono sui monti della valle granaglionese ed ebbero aiuti d'ogni genere dalla popolazione.
Nelle settimane e nei mesi che seguirono Alfredo Mattioli "il Toscanino" raggruppò in una "banda" dei giovani locali, di Porretta Terme e di Lizzano in Belvedere - diversi dei quali renitenti ai richiami alle armi ed alle chiamate di leva da parte della RSI - che scelsero di combattere il nazifascismo. Procuratesi le armi attraverso colpi di mano, questi primi partigiani s'insediarono a Monte Cavallo e la popolazione fece fronte alle esigenze che essi posero. I tedeschi, a seguito di una delazione, arrestarono e imprigionarono nel carcere di San Giovanni in Monte il parroco di Casa Calistri don Sergio Vivarelli (n. a Granaglione nel 1914), dal 29 aprile al 1° giugno 1944, accusandolo di favoreggiamento nei confronti degli ex prigionieri alleati, di aver fatto loro ascoltare Radio Londra e di aver loro additato le fortificazioni tedesche della Linea Gotica sul crinale appenninico.
Sempre nel territorio comunale, dopo il maggio 1944, nacque una seconda "banda" guidata da Renato Frabetti "Rendo", il quale aveva combattuto contro i tedeschi a Roma all'indomani dell'armistizio ed aveva già svolto attività antifascista a Bologna. Anche questo gruppo crebbe attuando occasionali colpi di mano sul territorio comunale e nei dintorni.
Le due "bande", tra la fine di maggio e gli inizi di giugno, non trovarono le basi per l'unificazione e quindi operarono scelte diverse: la prima si aggregò con i partigiani che in quel torno di tempo diedero vita ad una formazione proprio su Monte Cavallo, che diverrà la Brigata "Matteotti" Montagna; la seconda, invece, si aggregò con i partigiani che diedero vita alla formazione "Giustizia e Libertà" in comune di Gaggio Montano (v.).
La giovane formazione "Matteotti", continuò i colpi di mano contro i tedeschi nella zona circostante la base. Anche il 2 luglio, con un attacco ad un distaccamento della SS a Molino del Pallone, s'impossessò di diversi moschetti, rivoltelle e di materiale di casermaggio. Intanto aveva raggruppato nuovi volontari fra i giovani datisi alla macchia temendo i rastrellamenti e la deportazione in Germania.
In seguito agli atti di sabotaggio ed agli attacchi dei partigiani, il 4 luglio 1944 nella piazzetta prospiciente la chiesa di Biagioni, i tedeschi compirono una strage per rappresaglia, che provocò 9 vittime. Due partigiani, vennero impiccati, uno ad un castagno e l'altro ad un lampione. Gli altri sette uomini, tra cui cinque ultrasessantenni, furono mitragliati a cavallo del muretto che dà sul precipizio. 11 10 luglio un nucleo di "matteottini" prese contatto con i partigiani toscani della Brigata "G. Bozzi" ed assieme si accamparono nei pressi di Orsigna. Nello stesso tempo il capitano degli alpini Antonio Giuriolo "Toni" assunse il comando della Brigata "Matteotti". Cinque giorni dopo partigiani "matteottini" e della "G. Bozzi" attaccarono le SS di stanza in Orsigna. A Casa Calistri il 28 luglio i tedeschi radunarono la popolazione sul sagrato della chiesa (donne, vecchi, bambini e il parroco) e annunciarono requisizioni di muli e di somari minacciando di "rompere la testa" agli oppositori. In effetti, dopo la requisizione effettuata nello stesso giorno, altre due incette furono attuate nella prima decade di agosto.
Dal 30 luglio al 2 agosto la "Matteotti" si affiancò alle Brigate "Garibaldi" modenesi della "zona libera" di Montefiorino e partecipò alla battaglia campale con la quale migliaia di partigiani resistettero e spezzarono l'accerchiamento tedesco teso ad annientarli. I "matteottini" attestatisi poi nei pressi del lago di Pratignano sui monti della Riva resistettero alla pressione tedesca, ma quattro di loro furono catturati e fucilati a Castel-luccio di Porretta il 12 agosto 1944.
Riorganizzatasi sul monte Cappel Buso e preso contatto con la formazione toscana "Sambuca Pistoiese", la "Matteotti" s'insediò di nuovo a Monte Cavallo nel rifugio delle guardie forestali. In quegli stessi giorni un gruppo di militari russi - prigionieri di guerra catturati dai tedeschi a Kharkov e inviati al lavoro in Italia - guidato da Nicolai A. Trifonov, disertarono e s'aggregarono ai "matteottini". Il partigiano diciottenne Augusto Paccagnini di Granaglione, appartenente alla "G. Bozzi", venne fucilato contro il muro di recinzione del piccolo cimitero di Monteacuto delle Alpi (Lizzano in Belvedere) il 16 settembre 1944.
Dal 20 settembre i tedeschi incalzati da reparti dalla 5" Armata americana - che il 18 precedente avevano sfondata la Linea Gotica al Passo del Giogo - e molestati alle spalle dai partigiani, procedettero a ritirarsi dalle Piastre per attestarsi saldamente sulla nuova linea: Abetone-Libro Aperto-Cima Tauffi-Monte Spigolino-Monti della Riva-Monte Belvedere-Gaggio Montano-Bombiana.
Si andava aprendo un ampio spazio tra la linea del fronte degli Alleati e la nuova linea sulla quale andavano attestandosi i tedeschi: una "terra di nessuno", entro la quale, tuttavia, restavano diversi reparti tedeschi: alcuni in punti fortificati, altri che sostenevano scontri di retroguardia e gruppi di guastatori che provvedevano con sistematicità a distruzioni e ad ostruzioni per contrastare i partigiani.
Una pattuglia di "matteottini" il 24 settembre effettuò una puntata contro le forze tedesche presso Pracchia e il 26 il grosso della Brigata occupò Castelluccio di Porretta.
Fra il 27 e il 28 la "Matteotti" occupò Granaglione e le frazioni, Borgo Capanne, Boschi, Lustrola e Molino del Pallone. Il 29 settembre la "Sambuca Pistoiese" occupò la frazione di Ponte della Venturina e il 30 Suviana (in Castel di Casio). Sempre il 30 a Lustrola, nella villa Lenzi si riunì per la prima volta il CLN comunale, presieduto dal dott. Romolo Querzola, che nominò a sindaco il dott. Gastone Ferrari, di Malalbergo, ma componente del CLN stesso e già militante nel 1° Battaglione della Brigata "Matteotti" Montagna.
Nella "terra di nessuno", con l'arrivo dal 29 settembre in poi delle brigate "Garibaldi" comandate da "Armando" (Mario Ricci), nel territorio di Porretta (v.) e di Lizzano in Belvedere (v.) in effetti si erano insediate forze partigiane che non volevano smobilitare, ma, anzitutto, volevano continuare a combattere contro i nazifascisti, seppure in nuove condizioni e in collaborazione con gli Alleati.
Dal 3 ottobre la "Matteotti" prese possesso della zona: Monte Cavallo-Pracchia-Treppio-Castel di Casio-Porretta, dove, il giorno 5 entrò in contatto con le avanguardie della "Sambuca Pistoiese".
Mentre pattuglie partigiane agivano contro i tedeschi fin contro la sponda destra del torrente Silla, maturarono le condizioni per intese con gli Alleati. Il 16 ottobre, a Lizzano in Belvedere, la "Matteotti" Montagna e la "GL" con le Brigate "Garibaldi", d'accordo con gli americani dell'OSS, diedero vita alla Divisione "Armando". Ogni operazione partigiana, da quel momento in poi, seppur compiuta dalle singole brigate, avvenne nel quadro delle operazioni affidate dall'OSS al Comando della suddetta Divisione, la cui sede restò sempre a Lizzano in Belvedere (v.).
Verso la fine d'ottobre i partigiani passarono ad operare con le avanguardie dell'Armata americana oltre la sponda sinistra del Silla.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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